Attacco alla rete - Decreto Romani ed Equo Compenso
“Il Decreto Romani e l’estensione dell’Equo Compenso, perpetrata da Sandro Bondi il 30 dicembre, stanno assestando un colpo mortale alla libertà di informazione che trova nella rete il suo veicolo ideale. Se passa il Decreto Romani, questo videoblog dovrà assoggettarsi alle regole degli editori del broadcasting televisivo. Roba che neppure in Cina.” —byoblu
Intervista all’Avv. Guido Scorta sul nuovo “regalo di Natale” del Governo Italiano: Decreto Romani ed estensione del decreto sull’Equo Compenso. Fonte: Youtube
Hanno perfino usato il termine “chiavetta”!!! In un testo di legge ufficiale per indicare formalmente una memoria di massa a stato solido; sono ignoranti oltre che dei delinquenti di primo pelo, perchè questa è apologia di reato bella e buona: “consiste nell’apologizzare, cioè nell’esaltare o difendere pubblicamente un’azione riconosciuta reato dalla legge della nazione in cui si vive” (Wikipedia).
Come accade per gli studi di settore che sono gabelle per gli onesti, così, visto che a “pensar male ci si prende” facciamo pagare un compenso che ripaga di copie fraudolente e legalizza l’illecito della copia pirata.
L’infamia peggiore di queste leggi, che continuano -un decreto dopo l’altro- qualunque parte politica sia al governo, è la diseducazione viscerale della popolazione, quindi l’abbattimento sistematico di ogni speranza di cambiamento: il “giusto” è chi “fotte”, il successo è lo status ed adeguarti una buona norma.
Il disadattato un tempo lottava per un’alternativa al perbenismo borghese, fatto di cerimonie e false intenzioni, diventando asociale fino alla degenerazione nel crimine. Oggi è giusto l’opposto: la richiesta perentoria di rigore e rettitudine, il rifiuto per la truffa e l’inciucio. L’interesse per le conseguenze delle proprie azioni. L’empatia e le emozioni: l’educazione emotiva è forse il gesto più rivoluzionario che ci rimane.
Con un ritardo di otto anni, dopo i primi duecentominuti (elenco comparse escluse) de “La Compagnia dell’Anello” trovo abbia perfettamente ragione Randal in Clerks 2.
Mi fa sentire un senso di vuoto aver visto il primo e non aver concluso un cazzo, e attenti perchè questa è la ben nota “sindrome di Dragon Ball”: si va avanti con l’ansia del nuovo mostro da affrontare sapendo benissimo che ci sarà immancabile il colpo di scena, tra un’inquadratura stereotipata e l’altra. Ehi, ma va benissimo: è la formalizzazione dell’immaginario collettivo dei nuovi adulti.
Mi spiego: i nuovi adulti son quelli della bit generation (che non si trova nemmeno su Wikipedia), venuti su giocando a Golden Axe in sala giochi o a casa con l’Amiga; siamo noi, e finalmente vediamo dal vero ciò che era solo un mucchio di pixel in duecentocinquantasei colori; dal “vero” poi non a caso, perchè nella nostra realtà la verità passa prima attraverso un monitor. Chissà se ci sveglieremo quando ci aliterà in stanza un troll dopo aver scardinato le persiane!
Insert coin e sei già dentro al reparto frutta: dallo sguardo sveglio dei fantasmi capisco che Atombender c’ha messo del suo, ma l’esperienza è dalla mia e mi destreggio tra centesimi e miglior prezzi come Stan m’ha insegnato.
La lotta si fa dura e il metro cubo pelato che mi sta di fronte prende possesso del corridoio, io sfrutto lo sgabello, ci salto sopra e ancora più in alto affero l’ultimo prodotto in promozione! Con i capelli orribilmente spettinati mi riprendo dal deja-vu e cambio comparto: la massaia ciondolante posseduta dal gatto morto che le sta in testa è una sfida al mio piede di porco: “Gordon resisti!”.
Faccio un pit-stop di analcolici e bollicine: ci salto sopra e arriva la balena, ma manca solo il panettone in offerta che per chi ha la tessera è pure al 50% di sconto, è una combo signori: dico, due valgon bene una torta e vado alla cassa. Bonus tempo: i bollini di chi prima di me non li ha ritirati: è highscore!
La folla in delirio mi butta nell’ascensore e mi ritrovo di nuovo alla guida, tra le precedenze che si prendono gli altri, confortato da “Be quiet, big boys don’t cry” della radio, immaginando dove sarà la prossima partita.
Di ritorno a casa ho incrociato due persone avvolte in un abbraccio, due metri più in là un gatto bianco ha pensato di attraversare la strada. Le coincidenze lasciano il tempo che trovano, ma a volte la dietrologia nella giusta misura può essere piacevole.
A coloro che stasera hanno voluto dimostrare il loro genio sorpassando la colonna che procedeva lenta verso Chiasso-Strada per ritornarci giusto in prossimità della dogana, volevo dire che è tanto sciatto e incivile il loro gesto che si meriterebbero di lavare i vetri di tutte le auto che hanno superato per vedere il disgusto nel volto di chi sta al volante e capire quanta pena e schifo facciano.