Il quadro
Tra la pubblicità alla radio e l’eco di immagini surreali dimenticate su un cuscino, galleggiano oltre la finestra incontri eteronomici, la ricevuta di una spesa senza vizi.
Nella cornice appesa, un credo vuole campire il suo colore: completa una forma, ora un’altra se capita; gioca con una festa di bianchi, colma ogni spazio di nulla, riflette ogni tinta senza possederne alcuna.
Rimane la pura sensibilità di un sorriso.
Le lancette moltiplicano le ombre, insieme alla luce scompaiono le superfici e il ricordo di un esercizio di stile, perchè quanti hanno realmente compreso un bianco su bianco? Dove sono finiti! Ogni opera urla tanti messaggi quanti sono gli sguardi che raccoglie, quale futuro per l’autore?
Quanto spreco.
Forse il nero basta e avanza: elegante, senza tempo, tutti i colori in uno senza rifletterne alcuno.
Oppure non c’è cornice per rinchiudere un pennello: colmo di colore scivola sulle pareti, si mescola con altri nell’armonia della danza in figure multicolore, fusione di ogni riflesso.
Bisogna, però, saperlo tenere in mano.
A Matteo. A Giuliana.